CHI SIAMO


Capoverso Nella lingua italiana Capoverso significa "nuovo paragrafo" ed è usato quando in un documento si inizia una nuova frase, terminando l'argomento precedente ed iniziandone uno nuovo. Molto spesso il capoverso è caratterizzato da una rientranza per evidenziarlo maggiormente e dare maggiore stacco con quello precedente.

Nel nostro caso Capoverso significa "nuovo inizio" nel campo dell'agricoltura e della produzione di vino.

L'azienda è stata fondata nel 2000, ma la nostra storia familiare nel settore enologico ha origini molto più antiche. La famiglia di mia madre (Avignonesi) si è trasferita a Montepulciano nel XV secolo probabilmente dalla Francia, con la fine della "cattività avignonese", e poiché l'economia locale era da sempre fondata sul vino, ha iniziato una propria produzione, evidenziata dalle grandi dimensioni della cantina storica sotto l'omonimo palazzo.
Alla fine degli anni '70 mio padre e mia madre hanno dato vita ad una nuova azienda sotto il nome di mia madre (Avignonesi appunto), ma dopo pochi anni si sono separati e l'azienda è stata acquisita da mio padre, al quale si è aggiunto mio zio.

Mia madre si è quindi specializzata in grafica pubblicitaria, sviluppando etichette per molte importanti cantine come Biondi Santi, Cinelli Colombini, Donnafugata e Ruffino.
Nel 2000 ha deciso di ricominciare la sua personale avventura nella produzione di vino ed ha fondato la Capoverso. Successivamente Avignonesi è stata venduta dalla famiglia di mio padre nel 2006 e consequenzialmente ho lasciato l'azienda. Dal 2013 ho rilevato la Capoverso, della quale sono unico socio.

Attualmente produco circa 50.000 bottiglie su 7,5 Ha (più tre in allevamento) divise tra Syrah di Cortona, Sangiovese di Cortona, Rosso di Montepulciano, Vino Nobile e Vin Santo.
I vini che faccio come mia personale filosofia sono basati sulla bevibilità e sulla freschezza, senza rinunciare alla struttura che però deve essere sempre in secondo piano. Per questo l'uso del legno è sempre di limitato, uso tonneaux di terzo passaggio per i vini che prevedono invecchiamento o botti tradizionali da 50Hl per il vino Nobile. Questo mi consente sia di limitare i costi che di evitare l'impatto del legno fresco che personalmente non sopporto più.

I vitigni internazionali li uso solo ed esclusivamente sui vini base in quanto ho sempre considerato antipatico e un po' castrante avere i vini più importanti in gamma che non sono vini di territorio.
Per la stessa filosofia lavoro solo ed esclusivamente sulle DOC ed ho eliminato gli IGT che considero un concetto superato, salvo che non rientrino nei vini base.
A mio modo di vedere , la piramide delle denominazioni deve rispettare l'effettiva qualità che l'azienda è in grado i fornire in modo che il consumatore sia facilitato nella scelta e la comunicazione del prodotto ne esca più semplice e lineare.